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 ELENCO NEWS
LE VERTICALI DI GUSTO IN SCENA
I commenti di alcuni giornalisti
Gusto in Scena ha registrato il tutto esaurito, con i 39 posti disponibili tutti occupati da appassionati e giornalisti. Non è facile dire quali delle tre verticali, tra Annamaria Clementi, Riesling austriaci e Pinot bianco di Terlano, abbia riscontrato il maggior successo.
Paolo Alciati “Che dire...pur non sottovalutando le annate più recenti, grandi e importanti, voglio soffermarmi sulle tre più “vecchie” plaudendo alla potenza del Pinot Bianco del 1970, alla grande acidità dell’annata 1966 e alla straordinaria eleganza di quello del 1959. E mi viene in mente un motto adottato dalla Cantina Terlano che ben espone il loro spirito e la loro filosofia: “I grandi risultati hanno bisogno di tempo”.
Gudrun Dalla Via “Riesling austriaci: mi è piaciuto di più il Riesling Tradition 2005 di Schloss Gobelsburg. Terlano: Pinot Bianco Vorberg Riserva Magnum 2002, poi a seguire Vorberg Magnum 1999. Non male il 1987: molto fresco. Assolutamente sorprendenti tutti gli Annamaria Clementi, in particolare la Cuvée 1990.”
Egle Pagano “Riesling austriaci: 14 vini di sette aziende, datati in un arco di tempo che va dal 1969 al 2007. Ogni azienda ha presentato due vini: una vecchia annata e un millesimo recente. Vini profumati, dotati di una vena minerale che conferisce sapidità e struttura, e corredati da un’acidità che assicura freschezza e vitalità nel tempo. La conclusione di una degustazione davvero di grande livello è toccata a Domaene Wachau, straordinaria cantina cooperativa, con un Riesling Smaragd Achleiten 2002 (anche in Austria, come in Alto Adige, millesimo molto buono) e un Riesling Spaetlese Achleiten 1969, dal colore giallo intenso con riflessi verdognoli, dai profumi complessi, elegante, lungo, ancora molto vitale: quarant’anni portati alla grande! Terlano: Che la zona di Terlano, con il suo suolo ricco di porfido e di quarzo, producesse vini atti a durare e a migliorare nel tempo, si sapeva. Ma l’esito della verticale di Venezia, dedicata a un’etichetta storica della casa altoatesina, il Pinot Bianco, ha emozionato una platea di appassionati, sommelier, operatori e giornalisti (la degustazione ha fatto registrare il tutto esaurito), che non si sarebbero aspettati simili performances dalle annate più vecchie. Al punto che al termine dell’evento la discussione nel pubblico verteva soprattutto se la palma del migliore dovesse andare al 1959 o al 1970. Note di frutti bianchi al naso, talvolta sentori di mela, altre di noci, sapidità, freschezza al palato e un retrogusto incredibilmente lungo: sono il comune denominatore di un vino che è davvero terroir, ma che comunque consente a ogni annata di esprimere la sua identità.” 12/03/2010
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